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Postato alle 14:42 di lunedì, 02 novembre 2009
Postato da graceandgravity

Luce dell’assenza e lo spazio lieve, luce del grigio, l’accorto sentiero delle assenze e gli svincoli delle fughe. Parole ragionate e parole urlate, danni lievi, tacche disseminate sul corpo, l’orlo senza preavviso della paura. Ricami sul vuoto, i lembi ricuciti dell’opalescente sogno, di tutto niente, mucchi di mucchi di ere e la cuccia arrotondata di una giornata rubata, toglie dall’interno le riserve di forza, quella invernale degli orsi, quella che non scalda, quella della sopravvivenza del letargo. Minuti su minuti che fuggono.

Le danze dell’uva, le danze della vita che ronza. Ricorda le danze dell’uva, le danze della vita che ronza. Nel sogno opalescente, nella tana. Le note si aggrappa alle note, scale di scale di nulla, pura vibrazione nel sogno opalescente chiamano fuori tutte le essenze, le rose, il terrore, l’aspro dolore, il male, il bene e l’amore, tutti gli opposti per chi non sente più niente, per chi non ha da ancorarle a cose o persone, danze di danze di parole, il nulla nelle mani a coppa, la forma di un sentimento, pura vibrazione nel sogno opalescente, fatto di niente, fatto di niente.

Da dove sorge la nota, dove finisce, di cosa si appropria per essere viva, da cosa si alza, in cosa si adagia.

Da cosa sgorga.

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Postato alle 01:31 di sabato, 17 ottobre 2009
Postato da graceandgravity

Interpretazioni, fortificazioni, movimenti costruttivi, goal setting.
Fare famiglia, scelte solide, futuro impegnato, essere ottimisti, essere allegri, mostrarsi civili, arguti, intelligenti, ma non saccenti, fare bene, essere precisi, onesti, studiare, leggere, essere informati, guardare il telegiornale, leggere più quotidiani per avere più punti di vista, sapere il nome dei ministri, sapere chi cazzo è Fernanda Pivano, andare alle mostre, sapere almeno qualche risposta di chi vuol essere milionario, avere una relazione riuscita, dire le cose giuste, non sbagliare frase, leggere tra le righe, non scopare extracomunitari senza permesso di soggiorno, trovare un uomo normale, uscire, farsi nuovi amici, farsi avanti, imparare a corteggiare una donna, però mantenersi femminile, non perdere i capelli, le tette sono tristi come le orecchie dei cani e come le orecchie dei cani si tirano su quando è ora di scodinzolare, essere truccata, mettere la crema anti-macchie dell'età, andare in palestra, non rimanere male quando piccoli cambi di sguardo umiliano, stracciare ipotesi insufficientemente intelligenti.
Aumentare l'autostima, sorridere, dare benzina ai nuovi propositi, gettare intenti.

Voglio cedere al buio implosivo dell'assenza, venire in dissolvenze aree, diventare come l'oscurità che divampa con lentezza colata di sonno, una pozza silenziosa che lenisce e avvolge, la spira serpentina che attira come un giaciglio, un solo bagliore d'occhi che streghi e paralizzi, non parole, il fiore di carne che assottiglia il desiderio di uscire alla luce, voglio essere fuori da questo di circolo dei buoni propositi, allagarmi il cervello di silenzio, sparire in un non essere senza pretese, una presenza carica, come una nuvola, inconsistente, immateriale eppure capace di cambiare rumorosamente forma, cadere martellando le superfici di intere città brulicanti, standone prima sopra, poi lavandole gentilemente, devotamente, la pietà dell'acqua, l'amore incondizionato dell'acqua, la grazia primitiva, materna, madonnesca dell'acqua, cantando canzoni diverse sui diversi oggetti, picchiare la superficie della tua macchina, colpire qualcosa di te senza legarmi ai tuoi bisogni, alla tua intimità di maschio pattuita in silenzio in moneta di biancheria nella mia cesta per farmi entrare nella rete delle donne della tua vita, misurate a lavatrici, no, lavarti i capelli gentilmente ed evaporare, ignara che alla forma si leghi un desiderio di ripetizione e consistenza.
Non voglio più parlare, nè apparire, voglio essere percepita per solo effetto di intento sottile come profumo.
Voglio stare al buio ad ascoltare i piccoli rumori, giorni e giorni senza impazzire, perchè se stai completamente in ascolto arriva un punto che respiri pochissimo, ci sono pause lunghissime, tutto l'essere è immobile se non per lo stretto necessario della sopravvivenza ed è allora solo allora che provo pace e pienezza, senza rumori da registratore di cassa, quello che fanno i vostri cervelli quando tarano il valore umano, la mia forma, la mia intelligenza, il mio valore, la mia appropriatezza, sono la foglia di una pianta anonima, non voglio scarpe, ma se vuoi puoi respirare con me, respira con me in questo silenzio oscuro, senza titoli, senza futuro, senza conoscenza alcuna. Solo ossigeno ed acqua.

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Postato alle 23:47 di venerdì, 16 ottobre 2009
Postato da graceandgravity

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Postato alle 13:34 di martedì, 06 ottobre 2009
Postato da graceandgravity

Si può camminare sopra un concetto, o camminarci dentro. Si può sorvolarlo, o si può viverlo perchè in qualche modo è connesso ad un esperienza.

"Come può un solo essere umano soffrire di tutta la tristezza in cui si imbatte sulla faccia della terra, della pena che affligge non soltanto gli uomini, ma gli animali e le piante, e forse le pietre? L'anima si stanca subito, e nel timore di perdere quel poco che capisce, si ritrae verso i principî permanenti che l'abitudine o il caso hanno dettata, e là soffre. (Edward Morgan Forster)"

Generalmente si trova una risposta e la si adagia in un credo. Può essere una riposta raffinata, può essere una risposta da quattro soldi, può essere una fede pre-stampata, un ateismo documentato, una ricerca scientifica, una cecità talebana.
Ci sono persone che vedendoti sul disperato andandante ti propongono la loro risposta. Piena di buone intenzioni derivanti dal fatto che risuonano come diapason nella vibrazione della tua sconsolatezza, perchè hanno bisogno di trovare soluzioni, perchè sinceramente vogliono darti sollievo, perchè autenticamente convinti della bontà della soluzione oppure solo perchè le tue ombre contaminano la loro vita.
Trovo ingiusto spargere nichilismo.
Così taccio e mi faccio indottrinare guardando l'intento, mentre il contenuto svelato è spesso solo un concetto a cui ho già pensato e che ho scartato.
Percepisco i miei dubbi come abissi insidiosi da non spartire, perchè non è corretto, ma c'è un ingenuità di fondo, che non mentirò, io non invidio, ma ne vedo la giustissima e misericordiosa funzione di dare un senso alla vita, all'ingiusto, al male.
No questo non è un discorso originale, lo hanno già fatto in tanti.
Ho trovato finalmente il gusto però di voler dare alla questione una risposta personale.
Circa due mesi fa, con un certo ritardo sulle tabelle di marcia, ho percepito in pieno la mia adultitudine, stato celebrato dagli psicologi, fuggito dai narcisisti e complessivamente, come ogni stato, fatto di grandi pregi e pessimi punti deboli.
Pregio dell'adultitudine è trasformare l'individualismo che ne deriva, la solitudine, in una certa forza di stare in piedi senza aiuti, aiuti dottrinali, aiuti della comunità a modico prezzo della rinuncia a pensare ma soprattutto dell'aiuto interno a stemperare quella sensazione assolutamente agghiacciante di essere soli come tordi spennati.
Pregio dell'adultitudine è l'avanzare senza mappa, certi di poterla redigere di persona, certi della propria destrezza e di non dover chiamare altri a risolvere il problema per conto proprio, certi di sopravvivere al fatto di non essere confermati, di convincere altri del proprio pensiero.
Cioè per quanto possibile liberi.
Per far questo serve una parte della coscienza sempre disponibile a non avere la risposta, serve complessità di sguardo e accettazione del dolore, coraggio di dire di non sapere e soprattutto la faccia di tolla di non identificarsi in un ruolo e rifiutare di dire quanto l'altro si aspetta, se non lo si condivide e anche se questo costa una diminuizione di immagine o la perdita di un plauso.
Così si costruisce una figura verticale, flessibile ma integra.


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Postato alle 21:09 di lunedì, 05 ottobre 2009
Postato da graceandgravity

Mi hanno comunicato che per alcuni firewall questo blog risulta un sito pornografico e quindi l'accesso è bloccato. Non so esattamente come devo prenderla. Lo trovo estremamente divertente.
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Postato alle 11:55 di domenica, 04 ottobre 2009
Postato da graceandgravity

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Postato alle 11:05 di sabato, 03 ottobre 2009
Postato da graceandgravity

Ho sempre trascurato la parola perdono.
L'ho sempre trascurata perchè è tanto cattolica, o almeno associata al cattolicesimo ipocrita che mi ha deluso già in piena infanzia.
Eppure davanti al dolore che mi prende in modo insopportabile davanti all'ingiustizia non c'è davvero altro rimedio.
Le cose ingiuste mi attraversano in modo insopportabile, mi deludono privandomi di ogni desiderio di vita.
E' un dolore enorme, collettivo, che mi trascende e mi supera e pertanto è insostenibile. Quando mi prende quella qualità del dolore, mentre mi prende, mi sembra di morire, il cuore ne viene fisicamente stritolato. La sensazione antica che le donne vengano sempre punite, che la comunità salvi sempre gli uomini, la sensazione karmica che ci parla muore, mentre chi mente cresce in prosperità, fanno diventare la vita davvero indesiderabile.
Già alle elementari mi alzavo a proteggere i compagni dalle ingiustizie, prendevo una nota e nessun altro apriva bocca, nemmeno i difesi, che istintivamente finivano per preferire la punizione ingiusta alla ribellione. Tutti si lamentavano in silenzio ma io mi alzavo e rispondevo. Poi rimanevo ferita dal fatto che nessun altro si esponesse. Stesse scene alle medie, alle superiori, dove un anno mi furono abbassati tutti i voti di un punto per essere intervenuta in un atto sadico pubblico della solita isterica uterina frustrata in forma di insegnante. Atto atroce abbassarmi i voti, per la secchiona grassa che ero, riflessa nel valore solo dalle pagelle.
Ho 36 anni e la scena si ripete, l'ho vista talmente tante volte che mi ci dovrei essere abituata. Invece niente.
Poi qualcuno mi parla di Cristo in Croce come l'emblema vivente di chi muore per aver parlato, detto una Verità. Mi riconnetto all'essenza di questo mistico saltando a piedi pari la Chiesa, mi riconnetto a quanto è liberatorio il perdono e come sia l'unica via di uscita dall'ingiustizia quando si è in una situazione dove non c'è nessun appoggio da parte della comunità, perchè tutti si allineano istintivamente al potere, salvo poi venire in pausa pranzo e dirti sottovoce che erano dalla tua parte. Ma vaffanculo. Io poi l'altra guancia non saprei come porla e quell'insegnamento, grazie tante, ma non lo prendo. Il perdono però è un atto ancora più grande perchè è silenzioso. Può anche essere solo silenzioso e non dimostrativo, mentre nel porgere l'altra guancia c'è un martirio hollywoodiano un pò vomitevole.
C'è un crinale così sottile tra il fidarsi solo di ciò che si sente e la paura di delirare che è difficile tenere il punto quando si va fuori dal coro.
In tutto questo si costruisce una forza enorme ma davvero costosa.
E lasciare andare quel dolore, pur disposti a continuare a sentirlo, e ringraziare grata quelli venuti prima per la libertà relativa che sono riusciti a darci morendo per avere mandato a fanculo il potere di turno.
Dietro le mie spalle schiere di gente che ha avuto coraggio di fronte ai tanti tremolanti e pavidi, di fronte ai tanti pronti a vivacchiare per salvare l'immagine.
Provare a tenere il cuore aperto, nonostante.

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Postato alle 02:21 di mercoledì, 23 settembre 2009
Postato da graceandgravity

Da quando frequento extra comunitari mi sono resa conto che amo gli oggetti poveri. Amo gli specchi con i bordi di plastica che si comprano sui pannelli del discount, amo le piastrelle sbrecciate dei bagni, i detersivi sotto-costo che esalano vapori  artificiali dagli abiti umidi ad asciugare, i terrazzi delle case di periferia con gli stendini arrugginiti. Amo il profumo speziato di cibo che aleggia sui pianerottoli, il sentore di alzate all'alba per andare a lavorare, i cartelloni dei gestori telefonici con la gente che sorride perchè ha una fantastica tariffa per chiamare in patria.
Amo tutti gli oggetti, che pullulano nella casa dei miei amici, che non sono stati scelti, che sono vecchi, che non valgono niente, ma che funzionano da anni, che non sono di design, che sono di industria da quattro soldi, che compri sulla bancarella a 50 centesimi, le plasticacce, i pezzi ereditati da non sa chi.
Amo le case povere, la fatica degli immigrati, i loro odori, le imitazioni da quattro soldi che portano, i loro capelli fuori luogo, gli sguardi insolenti o gli occhi bassi, la globale fragilità della loro condizione, il loro non essere niente.
Amo l'umano senza etichetta nè riscatto, amo la fatica e la stanchezza ottusa che rimane sulle palpebre, amo le erbacce che crescono tra le rotaie, tutte le fessure tra le rocce, l'essenziale che si può ricavare dai rifiuti, le conquiste di benessere minimo che sempre si arroventano sotto il cielo bollente di qualche estate in qualsiasi periferia, che magari sono cullate da un ventilatore impolverato uscito da un magazzino abbandonato, ma che sempre patiscono il caldo perchè è il loro destino.
Sempre patiscono il caldo o il freddo o la rabbia.
Amo gli oggetti che non si possono sotituire per mancanza di denaro. Amo la loro provvisoria ed insostituibile presenza, resistenza, amo la loro bruttezza invecchiata, le loro macchie di ruggine, di bruciato. Questi oggetti sono la compassione dell'essenziale che viene concesso, sono il cucchiaio vecchio che porta il cibo al palato, sono i compagni quotidiani, scrivono gesti tondeggiando in mani stanche e scure. Sono grata a queste cose che non si rompono e che non hanno valore, che non si potrebbero regalare, che abitanto bagni e cucine vagamente imbarazzanti ma ben pulite.
Amo il cibo che mi viene offerto in queste case, le precise vettovaglie in cui lo consumo, amo la carne centellinata che viene scelta per essere messa dalla mia parte del piatto già spezzata, pronta, offerta perchè io la mangi.
Amo dividere questo plumbeo cielo da hinterland depresso e fingere di condividerne le speranze ingenue, i finali scontati e previsti, mantre io non credo a niente tranne al vago languore cardiaco, alla tenerezza, alla curiosità dolce.

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Postato alle 21:33 di domenica, 20 settembre 2009
Postato da graceandgravity

Piccolo, piccolo.
Mostro, mostro.
Pelle pellicina di budino, pienezza di glutei piccoli, morsi. La m vibrante tra le labbra chiuse.
La lascivia spossata del dolore, uno strascico sporco di abito da sposa mai utilizzato, ma grigio cemento.
Come si laverà mai il pizzo?
Vergognarsi delle debolezze tenendole in basso schiacciate guardando a terra a destra. Ma non perdere mai il controllo prima che qualcuno, poco sensibilmente, si approfitti per giudicare quella svista talora estrema che è l'innamoramento per soggetti poco pertinenti usando toni di voce da cassa toracica vibrante che proclamano la forza di volontà come rimedio alla debolezza facile delle ossa.
Palle, se lo sapessi, lo sapresti.
Diete estreme per ritrovare il peso forma della dignità che oltrepassato un limite nell'ignorarla, od essendosi difesi in modi isterici, diseducati e globalmente inefficaci perchè privi del reale intento di riuscire, si vendica peggio di ogni rimorso e rimpianto sferzando il senso di sè, non lasciando quindi più nulla perchè tolto l'amato e tolto anche il senso di un soddisfacente sè resta un fallimento globale che sa di ammoniaca sniffata la domenica pomeriggio mentre padri incestuosi guardano la partita ad altissimo volume e figlie abusate senza il permesso di andare a giocare perchè i genitori dei compagni potrebbero essere pericolosi, si fanno di torta saint honorè guardando il confine dalla finestra e la tristezza è spessa come la panna e la tristezza copre ogni cosa e la tristezza è vetrosa come la solitudine imposta e riempita con torte alla panna che fanno venire subito la nausea .
Allora facciamo una dieta, così riprendiamo il controllo, allora facciamo una dieta per la dignità che ci riporti lo sguardo dalla sfocata landa a 360 gradi ad un progettuale imbuto autostradale.
Lasciarti indietro correndo più veloce dei pensieri, accellerando tanto da farli uscire dalla testa all'indietro. Non funziona.
La rabbia non funziona.
L'accettazione è troppo morbida.
L'auto-mutilazione è troppo dolorosa.
L'intelligenza ha black out fantascientifici lasciando il sistema in preda ai terroristi emozionali.
Dieta depurativa, mettiamola così e vediamo come va.
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Postato alle 00:34 di martedì, 08 settembre 2009
Postato da graceandgravity

Alla donna è stata data l'intuizione, la capacità di vedere e parlare con i morti. Alla donna è stata data la chiave della vita e quindi quella della morte. Nel suo sentire sta il recipiente di una vita invisibile. Perciò lei si perde nelle emozioni, è fragile, è sottile come una brezza di vento. Nel femminile sta lo psichico, il profondo, l'ineffabile, lo sconosciuto, il misterioso, l'indefinito, è forma ma sa prendere forma, è immagine ma sa essere un riflesso, una ispirazione, in breve è aria sottile che sussurra motivazioni, creazioni, esperienze. La sua immagine fa emergere dall'oscurità bagliore di creazione. Alla donna tutto questo è stato dato anche come difesa. Laddove non ha forza fisica pari all'uomo, ha però occhi di civetta, naso di cagna, sensibilità di gatta, tutto le serve per annusare, presentire, intuire ciò che è nascosto. Quando non è persa nel suo istinto, o non lo asserve all'essere amata e voluta, quando è integra e sana, queste armi della vista nell'oscurità sono le sue armi. Il buio è quadrimensionale, abitato da verità nascoste che baluginano negli specchi. Lo specchio, arnese femminile per eccellenza è anche lo specchio che apre al soprannaturale.
___Nascosta in tanta apparenza____


 
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